Syneidesis. Il tema semantico della “con-scientia” nella Grecia antica
Che il concetto di “coscienza morale” sia una scoperta del Cristianesimo, assente nella più antica tradizione greca, è un tema che ricorre insistentemente nella storiografia classica. Secondo Hegel “das Prinzip der Innerlichkeit” così come “das Bewußtsein der Subjektivität” non esistono nel pensiero greco classico, mentre Jaeger ritiene che “non vi è un concetto comparabile a quello della nostra coscienza personale negli scritti dell’antica Grecia”. Evitando prese di posizione puramente a priori, il presente studio esamina, attraverso un’estesissima documentazione, i diversi significati associati ai termini e alle espressioni sintagmatiche greche corrispondenti alle designazioni moderne dell’idea di coscienza come syneidesis e synnoia, così come i sintagmi syneidenai eauto, synnoein eauto, synghignoskein eauto. Partendo dai più antichi documenti poetici della Grecia antica per arrivare alle filosoficamente più mature formulazioni degli Stoici e degli Epicurei, questi termini e queste espressioni hanno veicolato un significato via via sempre più vicino a quello della moderna nozione di “coscienza morale”: originariamente assunta a significare una forma di conoscenza detenuta da poche altre persone, ad esempio il “con-sapere” che unisce i partecipanti a una cospirazione, la terminologia raggruppata intorno al nesso syn + verbum sciendi modifica il suo significato in un senso che ne accentua progressivamente la riflessività, finendo per designare l’atto mediante il quale il Sé “con-sa” esclusivamente con se stesso, nel momento in cui valuta da un punto di vista morale le sue azioni e i suoi comportamenti



