Libres sentiers vers l’érigénisme
Il volume comprende quattro saggi. Tre di essi prendono in considerazione i legami che connettono temi e motivi dello Pseudo Dionigi con alcuni fra i più caratteristici aspetti della filosofia di Giovanni Scoto (Eriugena), suo traduttore e commentatore. Il primo saggio (Tératologie et théologie chez Jean Scot Erigène) mostra come i temi teratologici connessi a certe immagini bibliche vengano integrati — al di là dei semplici accenni di Dionigi — in un coerente sistema di teologia negativa. Altrove l’autore mette in evidenza come l’Eriugena reinterpreti il pensiero di Dionigi già nella traduzione di singoli termini: il tendenziale sovrapporsi della prassi dell’expositor a quella del mero interpres, già chiara quando le traduzioni dell’Eriugena sono confrontate con le precedenti versioni di Ilduino (cfr. Cap. II, Traduction ou interprétation? Brèves remarques sur Jean Scot traducteur de Dénis: demiurgòs, reso con opifex in Ilduino è tradotto creator nell’Eriugena, ousìa è substantia nel primo ed essentia nel secondo; epékeina, che in Ilduino è in ista, in illa, diviene summitas in Giovanni), in alcuni casi giunge addirittura a capovolgere il significato letterale dei termini stessi: un atechnòs in Dionigi è ad esempio tradotto con valde artificialiter dall’Eriugena, onde giustificare — attraverso l’alta autorità del “divino Dionigi dei tempi apostolici” — lo speciale nesso da lui istituito tra arti liberali e rivelazione scritturale (Cap. II: Valde artificialiter: le sens d’un contresense). Il quarto capitolo è dedicato all’esperienza di Giovanni Scoto come interprete e studioso non più dei testi dello Pseudo Dionigi ma di alcuni termini e simboli del Genesi (Genèse I, 1-3 chez Jean Scot Erigène). Il saggio mostra come l’Eriugena presenti la sua caratteristica dottrina della processione dalla causa prima dell’universo delle intelligenze e dei corpi come un insegnamento che la ratio trae dalle Scritture. La coincidenza tra ragione e rivelazione, una delle tesi basilari del pensiero di Giovanni Scoto, è posta in tal modo di nuovo in primo piano



